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Eccole le nostre Ghinee. Maggio che nel turf è il mese della selezione, primi verdetti assoluti su una generazione di purosangue. I tre anni, sul miglio. Stavolta a San Siro, per le note vicende romane, augurandoci di varcare di nuovo i cancelli di quelle Capannelle, tempio naturale di quelle corse.
Gli anni passano e siamo arrivati a 90 ! Mamma mia, quasi un secolo ed ancora nessuna femmina è stata capace di vincere quella corsa , eh si il derby italiano di galoppo, il nastro azzurro ! Ci hanno provato , questo va detto ma forse in misura minore di quei primi gloriosi anni aperti dalla vittoria di Andreina nel 1884.
San Siro , 11 giugno 2023, i 3000 metri della Coppa d’Oro, uno dei nostri summit per gli stayer. Il dibattito è acceso , lungo tutta la dirittura , quattro dei sette al via, lottano strenuamente . Un guizzo feroce risolve la corsa . E’ quello di Fortunino che ha la meglio di quasi due lunghezze su Lajoscha , teutonico inviato a Milano per vincere da Andreas Wholer. Ad un muso dal secondo ecco Cime Tempestose che precede di una lunghezza Zanfogna. Un istante dopo il palo di arrivo e dopo la esultanza di Walter Gambarota e Roberto Di Giacinto, fantino e trainer, quella Coppa d’Oro diventa iconica perché chiude culturalmente un cerchio meraviglioso. Tutto torna. Nella seconda metà dell’ottocento , tantissimi professionisti , soprattutto inglesi, vennero nel nostro Paese a trasmettere i fondamentali del Turf al nostro galoppo che muoveva i primi veri passi. Solo per dare una idea, non dimentichiamo che , ad esempio , circa le prime 30 edizioni del Derby Italiano furono vinte da cavalli con in sella fantini stranieri, quasi tutti di scuola inglese. Lo furono anche i tanti altri professionisti allenatori che hanno dato la impronta intellettuale al nostro galoppo. Quella valenza colta che non dobbiamo mai dimenticare perché costituisce le fondamenta su cui abbiamo costruito le nostre “ golden age” del galoppo. Tra le famiglie che vennero nel nostro Paese, Barbaricina fu la culla , la nostra Mesopotamia ippica, ci fu anche quella dei Livermore. Vennero e , come diversi altri, si innamorarono dell’Italia e del nostro turf e restarono , generazione dopo generazione , per costruire la cultura del nostro galoppo. Fino a quando l’ultimo Livermore, Davide, prima o poi sarebbe dovuto succedere, non fa l’ippico di professione ma porta nel cuore sempre l’amore per il turf. Niente ippodromi o centri di allenamento. Davide , cantante e ballerino di formazione, diventa il personaggio che tutto il mondo conosce e ci invidia : l’eccezionale regista di melodramma, lo scrittore, il regista teatrale e cinematografico che ci ha regalato lo stupendo e visionario “ The Opera !” , atto di amore coinvolgente. Davide ha inaugurato per quattro stagioni consecutive quella della Scala, nel giorno di sant’Ambrogio. Attila, Tosca , Macbeth ma anche gli straordinari allestimenti del Tamerlano, Don Pasquale ,Otello, Boheme, Norma, La Gioconda, il Barbiere, I Vespri a Torino per il 150esimo dell’Unità d’Italia …. In tutto il mondo Davide Liverore ha firmato le sue memorabili regie : Seul , Valencia, Buenos Aires, Madrid Barcellona, Sidney, Montecarlo… e tutti i teatri italiani dove ha curato anche stupende regie teatrali come quelle al Teatro Greco di Siracusa e con il Teatro Nazionale di Genova. Perché tutto torna e perché la Coppa d’oro di Fortunino è iconica? Perché il richiamo del turf è stato irresistibile e Davide è come tornato all’ovile , senza scomodare la parabola, ha completato , forse, il suo viaggio , il suo percorso, riappropriandosi del suo passato e di quello della sua famiglia. Si è riconnesso con la seconda metà dell’ottocento, con Barbaricina , con il turf . Ha scoperto che un amore è per sempre , continua ad ardere mahlerianamente sotto le ceneri e alla fine la fiamma si riaccende. Ha aperto scuderia , si è tolto le sue soddisfazioni , ha avuto modo anche di provare delusioni , temprano, ma soprattutto a chiuso il cerchio in maniera fantastica con Fortunino . Già perché Fortunino, il nome che ha voluto dare al figlio di Golden Horn, è anche il secondo nome di Giuseppe Verdi. Ecco che tutto torna : Fortunino vince la Coppa d’Oro, ha il nome nascosto del sommo compositore, fonde in se stesso lirica, ippica , passione , cultura , fantastica gioia. Dopo un secolo e mezzo tutto è tornato a posto e grazie ad un cavallo, ad una corsa, ad una vittoria, ad un nome che è Storia : che meraviglia !
E’ ovvio, ogni anno nuovo che arriva ci porta in dono tutta una serie di anniversari da ricordare e non è necessario che siano 100 gli anni trascorsi. Per esempio lo scorso anno abbiamo ricordato, solo per fare un nome anzi due, i 90 anni dalla nascita di Nearco e i 70 dal primo Arco di Ribot ma hai voglia a trovare spunti, le date sono li apposta per essere manipolate a nostro piacimento . Diventano espediente narrativo per veicolare sensazioni , moti dell’animo .
Indimenticabile quel Derby ! Emozione purissima e che anni meravigliosi gli 8o. Beh, siamo seri, il Turf ci ha sempre regalato decenni memorabili. Non l'ultimo ahinoi. Ne avrà certamente sofferto emotivamente Mario Vincis che ci ha appena lasciato, forse non si riconosceva più molto in questo turf che ha un pò smarrito i suoi fondamentali ma che sta anche ritrovando le giuste coordinate, per fortuna..
Quasi ogni domenica ma anche nei giovedì a San Rossore si riannoda il cordone ombelicale con il nostro passato. Vuol dire recupero della tradizione che è un qualcosa di sempre vivo e presente e ci serve anche per disegnare il futuro.
Newmarket, primavera del 1986. Passo a trovare in scuderia una mattina Luca Cumani. Lo seguo , dopo gli ultimi lavori , nel giro dei box . Mi descrive e li osserviamo, i suoi migliori prospetti per la stagione appena iniziata. In uno dei box, intento a sistemare il cavallo che ha appena montato in lavoro, incontro per la prima volta un bimbo di 15 anni e mezzo .
San Siro , un mercoledì lavorativo di inizio aprile 1978. In quasi 15.000 riempiono completamente le tribune di Vietti Violi ed anche il parterre , steccato compreso. Il turf italiano è pienamente nell’immaginario collettivo. Il popolo dell’ippica affolla la Scala del Turf per assistere al rientro, dopo inverno che segna il passaggio dai tre ai quattro anni, del Campione amato, che rapisce il cuore e fa sognare.



























